La mappa mentale, tutto è Maya

”Che cosa è la realtà?” Il significato attribuito alla parola è cambiato e muta a seconda
delle filosofie, delle culture e delle tecnologie. La parola “realtà”, deriva dal latino realitas,ed è descritta come: “la qualità e la condizione di ciò che è reale, che esiste in sé e per sé o effettivamente e concretamente” (Treccani,
dizionario di filosofia, 2009). Per realtà intendiamo quindi qualcosa che esiste a prescindere da noi; noi, però, non possiamo scegliere di non filtrare la realtà attraverso quelli che sono i nostri sensi e la nostra persona, nessun
uomo è mai potuto uscire da se stesso per entrare in contatto con qualcosa di effettivamente reale. Scopriamo così che quella che possiamo definire “realtà” è imprescindibile da noi, dall’essere umano, che è qualcosa che ci
tocca intimamente, di cui siamo i portatori ed i costruttori. Quando parliamo di realtà, dovremmo essere consapevoli del fatto che possiamo parlare di una sola realtà: la nostra realtà, ”La realtà umana”; quella che possiamo
conoscere attraverso di noi. Percepire la realtà come qualcosa che esiste al di fuori, a prescindere dalla nostra esistenza e dalla nostra vita, ci pone in uno stato di separazione tra noi ed il mondo, una separazione che crea conflitto e limita, di fatto, le nostre possibilità di conoscenza e consapevolezza:”Noi siamo un’unità corporeo – spirituale. Lo siamo: e non
possiamo non riferire a questa unità ogni cosa singola” (R. Guardini, 1925, p. 13). Ci approcciamo alla realtà credendo che essa sia qualcosa che non ci riguarda, che sia esterna a noi, così la analizziamo come se fosse diversa
dall’analizzatore; ma seriamente chiediamoci: ”L’analizzatore è diverso da
ciò che analizza?”

Psicologo Grosseto
La realtà, tutto è Maya

L’osservazione modifica la realtà

Tariamo e costruiamo i nostri telescopi ed i nostri microscopi per osservare
più da vicino la “realtà”, ma li tariamo e li costruiamo basandoci sulle
nostre conoscenze, su conoscenze basate su esperienze che si sono accumulate nel corso della storia dell’uomo, su conoscenze basate sul nostro percepire, sul nostro pensiero; spesso più che andare a scoprire, andiamo a confermare concetti già conosciuti, ad osservare cose già viste.
Qual è la realtà per un pipistrello? Qual è la realtà per una mucca, per un gatto o per un insetto? Che cosa potremmo rispondere alla domanda: ”Che cosa è un albero?” Per qualcuno l’albero è solo legna da ardere o materiale
utile a fabbricare qualche buon mobile, per qualcuno un albero è una creatura da rispettare e coltivare, per altri gli alberi e le piante rappresentano il polmone del mondo, per altri ancora può essere una creatura spirituale
con la quale poter interagire; le nostre credenze determinano le possibilità delle nostre relazioni, delle nostre esperienze; le possibilità della realtà.
Einstein insegna che tutto è relativo, tutto varia al variare delle nostre possibilità, la realtà varia al variare delle aspettative che abbiamo su di essa.

Psicologo Grosseto
Dario Calossi Studio di psicologia e psicoterapia


Gli ultimi studi di fisica quantistica mettono in rilievo come gli elettroni cambiano il loro modo di apparire o di essere a seconda che vengano
osservati o che non vengano osservati dallo sperimentatore; ovvero l’osservatore dell’esperimento sembra incidere
risultato dell’esperimento stesso e sugli stessi dati che osserva. Gli elettroni si comportavano come onde se non osservati e come particelle se osservati. La semplice osservazione modifica la realtà. Quindi, che cosa è la realtà? La realtà è relazione, relazione con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda. La realtà si fonda sulla relazione ed è mediante la qualità di tale relazione che
soddisfiamo i nostri bisogni; è su tale relazione che gli esseri viventi soddisfano i loro bisogni, ma, mentre gli animali hanno un margine di libertà e controllo limitati, l’uomo ha un potere determinante sulla qualità di
tale relazione, talmente determinante da risultare risolutivo rispetto alle possibilità effettive che la realtà ha di manifestarsi. Una pianta, il mare, un sasso, un panorama, pensiamo di conoscere queste realtà. La nostra
immutabile certezza limita tragicamente la nostra possibilità di comprensione, la rende superficiale, quasi superflua, inutile. La realtà, sia dentro di noi sia fuori di noi, è ciò che le permettiamo di essere. Noi abbiamo la responsabilità, mediante tutto il nostro essere, di determinarla, di evocarla, di definirla; responsabilità dalla quale non possiamo esimerci

Chi è l’uomo?

Noi, dunque, in quanto esseri umani, non possiamo conoscere la realtà in sé
e per sé perché ne siamo gli attori protagonisti? Esiste un modo per
approcciarci seriamente alla realtà, ad una realtà che esiste in sé e per sé, ad
una realtà che non prescinde e che non è figlia dei nostri preconcetti? Per rispondere a tale domanda occorrerebbe prima rispondere alla domanda:”Chi è l’uomo?”. La nostra conoscenza sulla realtà si basa sul tempo; le conoscenze vengono più o meno affinate nel tempo e ad esse diamo credito ed importanza, ad esse rimaniamo aggrappati convinti che ci forniscano controllo; la conoscenza che abbiamo su di noi e sulla realtà si struttura nel tempo, nella storia, nelle scienze, nelle tecnologie che adesso utilizziamo.
Nel tempo sono state fatte guerre, nel tempo abbiamo ucciso, scoperto, invaso, compreso; siamo stati artisti, militari, atleti; in pochi,tuttavia, hanno saputo godere appieno della nostra genetica. La relazione tra tempo e
pensiero genera, di fatto, conoscenze limitate e limitanti, comportamenti limitati e limitanti. Le conoscenze nel presente diventano aspettative,
aspettative che limitano le nostre possibilità di conoscenza: interpretando il presente alla luce del passato, il futuro che è ora, diventa passato, “già conosciuto”. Il pensiero imparando nel tempo, in migliaia di anni, in migliaia di esperienze a categorizzare ed a separare: le piante dagli animali, il possibile dall’impossibile, il conosciuto dall’ignoto, ciò che si deve da ciò
che non si deve, delimita e quindi limita la nostra relazione con la realtà; ciò che è limitato porta inevitabilmente al conflitto, il conflitto alla paura, la paura a vivere in modo depotenziante poiché la mente può funzionare nel pieno delle proprie possibilità solo quando si sente al sicuro. Se tutto il tempo è racchiuso nell’adesso, nell’ora, esiste un divenire psicologico, una crescita psicologica nel tempo? Esiste un modo di essere che sappia trascendere le conoscenze ed il tempo, un modo di essere che sia direttamente fonte di saggezza o dobbiamo studiare ed analizzare
matematicamente un albero per comprenderlo?
Ogni essere umano nella storia ha vissuto la propria realtà, o meglio, ci sono tante realtà quanti esseri viventi. In ambito della psicologia della PNL s’ipotizza che, nell’orientarci a noi stessi ed al mondo, utilizziamo una
rappresentazione più o meno sfocata, una rappresentazione di ciò che è in noi ed in quello che ci circonda: utilizziamo un “modello di mondo”, del nostro mondo interno e del mondo esterno. Tale rappresentazione transferale viene denominata “mappa”; noi viviamo la “mappa” come se fosse la realtà. Il nostro modello di mondo consente di orientarci e di dirigerci in quella che noi crediamo, in un dato momento, la migliore via possibile nella realizzazione della nostra persona e dei nostri bisogni.
Pensate quindi cosa accadrebbe se avessimo una mappa che non corrisponde al territorio, nonostante il nostro seguire pedissequamente le
informazioni che ci fornisce, non arriveremo mai al nostro obiettivo.

Articolo tratto dal libro:“Essere umano istruzioni per l’uso”

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